Pubblicato in: Cose da mamme

Far rispettare le regole…quanto ci costa?

Ci sono delle domande, nella nostra vita di mamme, che ci siamo fatte almeno una volta.

Psicologi, pedagogisti, neuropsichiatri infantili ed esperti del sonno dovrebbero riunirsi una volta per tutte per creare una bella guida, chiara e schematica, da distribuire negli ospedali quando nasce un figlio. Io l’avrei divorata!




Sì, perchè ogni giorno avrei voluto mille risposte…le cercavo nei libri, su internet, nelle riviste, ascoltavo le esperienze delle altre mamme.

Una delle domande che spesso ci poniamo è come si fa a far rispettare le regole ai bambini.

Premetto che io non sempre ci riesco e come tutte ho sbagliato tante cose e, più o meno consapevolmente, continuerò a farlo, ma di una cosa sono sicura: la buona riuscita dell’attuazione di una regola dipende solo da noi e da come ci poniamo nei confronti dei piccoli.

Come dice Tata Lucia, le regole devono essere poche e chiare.

Soprattutto, anche se sembra scontato, dobbiamo essere convinti di quello che stiamo dicendo.

Vi è mai capitato di incontrare al parco giochi dei bambini che fanno i prepotenti con altri e di vedere le rispettive madri che li sgridano tanto per dire qualcosa? Dal tono di voce che usano sembra che dicano: “Per me puoi anche continuare, però non sta bene, quindi smettila”. O almeno, questo è quello che percepisce il bambino dal tono indeciso della mamma in questione, perchè la suddetta signora non è affatto convinta che il figlio debba smettere, anzi, magari è molto soddisfatta che il diavoletto sia il bullo della situazione!

I bambini si approfittano di ogni nostra debolezza…ci aspettano al varco come nemici, e alla minima defezione colpiscono! Bhe…insomma, non è proprio così ma quasi.




A scuola di mio figlio anni fa c’era un bimbo che spesso era assente: non stava male, semplicemente non voleva alzarsi e non voleva andare a scuola. La madre, esasperata, cedeva ogni volta. Perché non aveva la forza di imporsi? Quanta fatica costano queste sfide quotidiane?

Faccio l’esempio della cintura da mettere in macchina: questa a mio parere è una delle regole NON NEGOZIABILI che si insegna fin da quando i piccoli stanno nell’ovetto. Un bimbo di 18 mesi quindi, essendoci abituato fin da piccolissimo, la riterrà una cosa naturale e non protesterà.

Dovrebbe essere così in teoria…mia figlia invece, proprio a quell’età, iniziò a ribellarsi e per legarla ero costretta a spingerle il bacino in basso mentre lei, con tutta la forza ed in preda ad una crisi isterica, lo spingeva all’insù! Intanto, sudando freddo e spesso con gli occhi addosso dei passanti, cercavo di spiegarle che tutto questo era importante per la sua sicurezza.

Il suo pianto in quel momento non mi faceva stare male, perchè sapevo che io ero assolutamente dalla parte della ragione e non potevo cedere in alcun modo. Ci vuole tanta pazienza e un corso di yoga magari (soprattutto per sopportare le critiche della gente di passaggio!).

Smise di piangere dopo qualche settimana, perchè aveva capito che sarei stata irremovibile. Una battaglia era vinta e io avevo perso tante calorie (questo è il lato positivo!).

Un giorno una mia amica  salì in macchina con me, e osservando la scena delle cinture mi disse: “Beata te che ci riesci!”. Veramente io non mi sentivo fortunata, piuttosto era stata una lotta combattuta senza esclusione di colpi e ciò che mi aveva motivato era solo una cosa: la convinzione di agire nel modo giusto.

Ma a volte la convinzione non basta, a volte siamo stanche…talmente stanche che non riusciamo nemmeno a parlare. E’ la stanchezza che ci frega, ci fa abbassare le difese…e dobbiamo essere consapevoli del fatto che se molliamo la presa loro prenderanno inevitabilmente il sopravvento. Basta saperlo.

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