Pubblicato in: Cose da mamme

Mamma maestra

Oggi, per la prima volta dopo circa 10 anni di accompagnamenti all’asilo, pianti e distacchi, ho avuto la bruttissima sensazione di lasciare mio figlio nelle mani sbagliate.

È stato un attimo, un’illuminazione che improvvisamente mi ha fatto ricomporre i pezzi di un puzzle che avevo trascurato.


E poi quello sguardo gelido, distaccato, di chi non ha a che fare con bambini ma con noiosissime pratiche burocratiche.

Piange Marco. Piange tanto ultimamente. Piange a scuola, piange a casa, piange dalla stanchezza ma piange anche appena sveglio.

Poi però esce da lì e sembra contento: canta, ride, parla dei compagni. È quello l’importante, dicono tutti.

Ma mio figlio non mi convince…la scuola è iniziata da 3 mesi e continuano gli incubi, i capricci, i pianti disperati e le reazioni spropositate.

Mi erano arrivate delle voci tempo fa, da chi vede le cose dall’interno: non erano positive. Ma non bisogna giudicare se non si va a fondo, giusto? Così sono stata brava, sono rimasta ad osservare.


Oggi però ho visto quello sguardo, uno sguardo duro, per niente materno…di fronte a lui che non voleva lasciarmi andare. E poi i sorrisi, quelli finti che tentano invano di mascherare tutto.

Sono abituata al distacco ormai, nonostante i pianti ho sempre riposto totale fiducia nelle “mamme maestre”, ero sicura che riuscissero a consolare ogni bambino in pochi minuti. Sono sempre andata via serena.

Ma oggi no.

Ho avuto la sensazione che quel pianto per loro sia come un trapano che arriva dritto al cervello: se potessero spegnerebbero tutto, così, all’improvviso…come un black out che ti fa piombare nel silenzio. Pace. Silenzio. Finalmente.

E poi il mio piccolino ieri sera accanto a me: steso sul suo letto con le mani dietro la nuca, guardava il soffitto. Gli ho chiesto:

“Com’è la maestra P.?”

“È bbbrutta!”, cambia la sua espressione, diventa corrucciata.

“Perché?”

“Perché è cattiva!”

“Perché? Che fa?”

“Mi strilla nell’orecchio! Io domani gli stacco il naso!”

Bene…c’è un problema? Non lo so. Continuerò ad osservare, cercando di capire.

Loro intanto, protette dal loro comodo lavoro statale, continuano a maneggiare esseri umani come se fossero patate.


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